Una gola stretta e rumorosa come
la paura. La luce che filtra dall’alto, mentre il Tenna sotto
scroscia e percuote la roccia umida. È il varco d’ingresso
alle Gole dell’Infernaccio, luogo di fascino naturalistico e di
miti medievali da mandare a mente prima di affrontarle.
Poi le rocce si aprono e come per incanto si entra nella Val Tenna e
nella faggeta di San Leonardo, il romitorio ricostruito da un eremita
con la sola forza delle mani e della preghiera. Di qui, sul cammino
che d’inverno è del lupo, si risale la valle del torrente
che si fa sempre più esile. Le pendenze si fanno a tratti severe,
il fondo di pietrisco infido. Occhi aperti. Un casale e poi un altro
e la valle si chiude di colpo. Capo Tenna, ci siamo. Il ritorno è
da bike park americano, ma il contesto richiede rispetto. Poche sgommate
e attenti agli escursionisti. Il regolamento del Parco Nazionale dei
Monti Sibillini non ammette (giustamente) eccezioni. |